Conoscenza di sè

Fatica di ascoltare, necessità di cambiare ;)

Fatica di ascoltare, necessità di cambiare ;)

Fatica.
Fatica di ascoltarsi.
Fatica di ascoltare gli altri. Di mettersi nei panni degli altri. Di vedersi dal di fuori, con gli occhi di chi ti guarda a partire dal suo mondo.
Noi siamo le persone più familiari a noi stessi, tanto che a volte non ci si accorge di non riuscire ad andare al di là di noi.

Inconsapevolmente altezzoso come atteggiamento, no?
In questi giorni mi chiedo come si faccia a fare il mio lavoro senza mescolare le carte nella propria vita, senza contaminare la propria famiglia con ciò che si è, ciò in cui si crede, ciò che ci guida… concludo che secondo me non si può…

Ognuno si porta dentro incomprensioni, sviste, differenze, impressioni, pensieri che si alleggeriscono o si radicano a seconda delle esperienze con l’altro. Questo avviene anche in famiglia, e spesso è un problema riconoscere ciò che avviene (forse bisogna vivere e basta, ma io non ci riesco bene).
Non va bene appesantire con mille osservazioni o riflessioni, ma allo stesso tempo è buono il desiderio di offrire la migliore vita possibile a sé e a chi ci sta intorno.
Servono alcune cose: fiducia, testa bassa, conoscenza, sapienza interiore, consapevolezza, amore. Su tutte ci si può lavorare, di tutte se ne può aver cura, e non si deve mai smettere di farlo!
A volte c’è da imparare a coltivare la profondità, altre volte la leggerezza. Sono entrambe importanti, da sentire dentro e da dare fuori: sono due pesi che ci permettono di oscillare, e il movimento è ciò che fa andare avanti. A volte ci si riesce da soli, a volte si ha bisogno di una mano. Gli altri stanno lì anche per quello: per aiutarci a calibrare la misura, per darci uno spunto, per rimandarci qualcosa di bello ma anche qualcosa di più difficile da digerire.
Le critiche, che cosa ostica a volte!

Invece di spendere la nostra vita a correre verso i nostri sogni, siamo spesso in fuga dalla paura di fallire o dalla paura delle critiche.
(Eric Wright)

La critica è una cosa molto comoda: si attacca con una parola, occorrono delle pagine per difendersi.
(Voltaire)

Acquistiamo il diritto di criticare severamente una persona solo quando siamo riusciti a convincerla del nostro affetto e della lealtà del nostro giudizio, e quando siamo sicuri di non rimanere assolutamente irritati se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato. In altre parole, per poter criticare, si dovrebbe avere un’amorevole capacità, una chiara intuizione e un’assoluta tolleranza.
(Mahatma Gandhi)

 

Che effetto ci fa ciò che sentiamo di noi dagli altri?

Ne facciamo tesoro? ci riflettiamo su?

Quello che vive l’altro di noi ci aiuta a “correggere il tiro”?

Quanto siamo disposti a tollerare nell’altro, e quanto siamo disposti a rinunciare di noi stessi per la relazione con l’altro?

 

Riflessioni sempre possibili e sempre importanti, per ognuno di noi 🙂

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