Conoscenza di sè

Le relazioni che fanno male

Le relazioni che fanno male

Come mai, quando ci si è dentro, si dipende così tanto dalle relazioni che fanno male? perché a volte ci si mette parecchio tempo a capire che una relazione non è buona per sé? come mai si accomoda l’altra persona in un’immagine che non corrisponde a ciò che è realmente? perché non si è capaci di dire basta quando si capisce che ci si sta facendo del male?

Queste domande si riferiscono a diversi gradi di consapevolezza e di capacità di guardarsi dentro. Mentre la nostra testa è concentrata su qualcosa d’altro rispetto a noi, o è coinvolta in un periodo di riflessioni particolarmente impegnative, è difficile non essere distolti da se stessi. Quando si è innamorati ci si dimentica anche di mangiare…
Diciamo che quando si percepisce un interesse verso un’altra persona, ci sono diversi gradi di coinvolgimento. Tutto parte dalla ricerca di qualcosa: qualcosa che crediamo non ci appartenga, o qualcosa che in realtà appartiene alla controparte di noi (l’Anima per gli uomini, la parte femminile, ciò che l’uomo ha interiorizzato della donna e ricerca nell’ideale di donna, e l’Animus per le donne, la parte maschile, ciò che hanno ereditato e costruito come immagine maschile e che ricercano nell’uomo in relazione), o alla nostra parte più in Ombra (la parte di noi che non riconosciamo come nostra, che ci dà fastidio o che vogliamo tenere nascosta, o quella che quando emerge ci crea scompensi o reazioni indesiderate).

Sapere a che punto si è, nella propria evoluzione psichica, rende più capaci di discernere ciò che avviene a livello relazionale. Gli incontri che facciamo hanno diverso grado di coinvolgimento, perché toccano alcune parti di noi che possono essere più o meno in equilibrio, più o meno fragili, più o meno strutturate. Richiamano echi interiori. Fanno vibrare corde diverse. E allo stesso tempo arrivano in momenti sensibili, o piuttosto in altri più assestati.
Proprio per questo ci sono alcuni incontri più “sconvolgenti” di altri, per la particolare alchimia delle variabili che intervengono… oltre alla grande, sempreverde ricerca di Qualcosa. Qualcosa che dia un senso alla nostra vita.

Nelle relazioni sbagliate si può sviluppare una sorta di dipendenza da questa tossicità, una tossicità che può suonare come libertà ma che è in realtà un antidoto a se stessi.

Alcune scelte infatti frenano, impantanano, fermano la ricerca del proprio Sè. Spesso sono allettanti, perché hanno un sapore invitante, un po’ proibito, sanno di emancipazione controcorrente… ma in realtà emancipano solo le parti di noi che ci tengono fermi. Quando invece noi siamo esseri in crescita, con un potenziale che è un peccato sciupare o non riconoscere.

Tanto dipende da che cosa si cerca, e qui si torna alla particolare composizione psichica che ci contraddistingue: come mai capita che una persona ci colpisca per qualcosa che qualcun altro vedrebbe come insignificante? come mai sviluppiamo un attaccamento sregolato, in attesa fissa di un sms, di un messaggio what’sapp, di una mail? perché il nostro tempo cambia così tanto prospettiva? Forse perché non siamo centrati su noi stessi. In realtà questi incontri così significativi attivano parti di noi, che non ci sono familiari o che non vediamo. Forse perché non siamo ancora autentici nella nostra postura, con occhialini che ci fanno vedere la realtà del colore che ci serve o che corrisponde al meccanismo psichico in atto in noi in quel momento… così facendo alimentiamo delle aspettative e delle credenze irreali, che si basano unicamente sulle nostre proiezioni sull’esterno (ciò che appiccichiamo agli altri e che da loro ci aspettiamo, ma che in realtà fa capo alle nostre caratteristiche interiori).

Attraverso le proiezioni noi ci difendiamo.
Ognuno si chieda da chi

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