Conoscenza di sè

Gli strascichi della mente

Gli strascichi della mente

Una tazza di tè

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. “È ricolma. Non ce n’entra più!”.
“Come questa tazza,” disse Nan-in “tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”.

 

La strada fangosa

Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto.
Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada.
“Vieni, ragazza” disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere.
Ekido non disse nulla finchè quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. “Noi monaci non avviciniamo le donne” disse a Tanzan “e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso. Perché l’hai fatto”.
“Io quella ragazza l’ho lasciata laggiù” disse Tanzan. “Tu la stai ancora portando con te?”.

 

Queste due storie, così evocative, ci insegnano come sia automatico partire dalle proprie concezioni nell’incontro con il mondo e come sia difficile accorgersi degli strascichi che ci portiamo appresso. Spesso un pensiero ricorrente è come uno strascico, è attaccato a noi senza che ce ne rendiamo conto, cammina con noi, ci logora pian piano. Più tentiamo di farlo andare via, più resta lì, saldo e resistente.
Che cosa fare con i pensieri logoranti?

Lasciarseli alle spalle, cercando di distrarsi, non sempre è possibile. Non sempre funziona.
Allora forse è il caso di ascoltarli, guardarli, sentire che suono hanno, che eco hanno, da dove vengono… Guardare dentro di sé e leggere ciò che quei pensieri hanno sedimentato, o scovare ciò da cui attingono per avere quell’energia autonoma che gli permette di seguirci. Se non si riesce da soli, ci si può far aiutare; anche questo è un compito dello psicoterapeuta.
A volte questi pensieri possono essere affrontati, o seguiti: si può provare a sperimentarli, a viverli, per vedere che effetto ci fanno.
A volte in questo modo si scopre che accade qualcosa per cui si sgonfiano da soli, o viene fuori che portano con sé sfaccettature che – una volta sperimentate e svelate – possono cambiare il significato di tutto il pensiero.
Ove possibile, provare per credere…

1411 Views

Comments (0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

donnafenice

PsicoAtelier: potenziale di un gruppo al femminile

La potenza della femminilità è insita in ogni donna, ma, a volte, non sempre a portata di mano. Mente e c...

558205

Andare dallo psicologo/psicoterapeuta: davvero “ultima spiaggia”?

Mi è capitato di ascoltare una persona mentre mi diceva: “Decidere di chiamarla è stata proprio l’ult...

haring

Fatica di ascoltare, necessità di cambiare ;)

Fatica. Fatica di ascoltarsi. Fatica di ascoltare gli altri. Di mettersi nei panni degli altri. Di vedersi ...

Footprints in the sand on beach near San José del Cabo, Mexico at sunrise

Si può davvero cambiare?

Comincio questo articolo con una constatazione personale: caspita che dispiacere perdere, per un’incoscie...

genitori-e-figli

Estivill o non Estivill, questo è (ancora) il problema?

Caro Estivill, questa è una lettera aperta, senza pretese o presunzione, da parte di una mamma che però u...