Essere genitori

Estivill o non Estivill, questo è (ancora) il problema?

Estivill o non Estivill, questo è (ancora) il problema?

Caro Estivill, questa è una lettera aperta, senza pretese o presunzione, da parte di una mamma che però un pochino se ne intende.. certo, da un punto di vista diverso dal tuo, e amante comunque del confronto e della critica.

Vorrei dirti quello che penso.

Per quanto mi riguarda, la mia esperienza di mamma ha dato un senso alla mia esperienza formativa; e così, anche la mia esperienza formativa sento che dà più frutto.
Ora so che essere mamma e psicologa a volte aiuta; a volte semplifica; a volte lascia nel dubbio; e… eheh, sicuramente complica.
Perchè dietro le scelte che riguardano la tua creatura – scelte tue e scelte degli altri, a volte anche le più piccole – ogni tanto tendi a intravedere l’effetto (più o meno probabile) che avranno sull’adulto di domani, su quello che sarà, su quello che contribuirà ad alimentare o a spegnere… e questo a volte lo vivi, con tanto affetto, anche verso i bimbi che incontri.
Sai che parte della passione, delle regole, dello stile educativo continueranno a vivere dentro di loro, anche quando saranno grandi e anche quando, già da un pezzo, avranno intrapreso la loro strada.
Si sceglie ciò che si ritiene migliore per i propri figli; il costo di una scelta, però, a volte non si vede nell’immediato e a volte si insinua in profondità così remote da sembrare inesistenti.

Per i figli si diventa immortali: “pezzettini di mamma” e “pezzettini di papà” risuoneranno sempre in loro.
Che magia (o che condanna), e quanta responsabilità sulle nostre spalle di genitori!!

E in questo senso, Estivill, tu che cosa fai? dici ai genitori di tapparsi le orecchie? Da immagine-simbolo l’hai proprio fatta diventare istruzione: “Mamme, papà: non ascoltate il pianto notturno del bambino, così si abituerà ad addormentarsi da solo; forse sarà dura all’inizio, ma presto vivrete tutti felici e contenti e non dovrete più fare quella fatica.”
Estivill a mamma-psicologa: 1 a 0.

E se invece si potesse dire…
“Mamme, papà: potete ascoltare il pianto del vostro bambino e rispondere, che sia di giorno o di notte, per qualsiasi motivo, e in questo modo aiutate a distinguere i bisogni. Offritevi come conforto, confine e rassicurazione, per aiutarlo a sapere che ci siete; forse sarà dura in certi momenti, ma sarete coerenti nell’insegnargli che ai momenti brutti c’è una fine, o che dopo il pianto si può ritrovare il sorriso (soprattutto se poi ci si addormenta). Dentro di lui rimarranno queste cose, in un posticino segreto… e anche lui o lei, quando sarà papà o mamma, sarà in grado di contenere il dolore di suo figlio e aiutarlo a ritrovarsi nelle braccia di qualcuno che lo ama.”
Mamma-psicologa a Estivill: …che dite?

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Comments (2)

  • Sibilla Valenzano says:

    Bellissimo articolo!!!!Condivido ASSOLUTAMENTE!!!!

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