Essere genitori

Nei primi tre anni c’è tutto

Nei primi tre anni c’è tutto

Nei primi tre anni di vita si articola una complessità psicologica davvero sorprendente, in grado di insediarsi all’interno del bambino in maniera permanente.
Il neonato arriva al mondo non come una tabula rasa, come si pensava in precedenza, ma con un bagaglio emotivo già presente e strutturato durante i mesi della gravidanza, grazie all’atteggiamento emotivo e allo stile di comunicazione della madre, unitamente alle sue esperienze familiari – e probabilmente anche nel periodo pre-concepimento, in cui entrambi i genitori hanno pensato al loro bambino desiderato, contribuendo all’atmosfera familiare in cui il bambino si troverà a nascere.
Le relazioni primarie, quelle con le figure di riferimento familiari (quindi mamma e papà) sono la porta preferenziale per la formazione di atteggiamenti e costrutti che accompagneranno il bambino per tutta la sua vita. Capite la portata della responsabilità e del grado di azione in possesso ad ogni genitore?
Le cure materne sono il primo canale in cui vengono veicolate le strutture cognitive ed emotive che, tassello dopo tassello, contribuiranno alla formazione dell’identità del bambino e alla sua autopercezione, insieme al temperamento (dote innata) all’influenza delle altre esperienze (dote ambientale).

Il modo in cui la mamma si rapporta al suo bambino, da un punto di vista psichico, è fondante la relazione del bambino con se stesso.
Le competenze genitoriali sono intergenerazionali, cioè vengono tramandate di generazione in generazione. Quanto più un genitore lavora su di sé e affina la propria consapevolezza e sapienza emotiva, tanto più questo vantaggio passerà alle generazioni future; per questo è molto importante lavorare sulle competenze genitoriali.
Nei primi tre anni c’è il contatto fisico: accudire un neonato, accarezzarlo, toccarlo, abbracciarlo, stringerlo, fargli sentire i suoi confini corporei, aiutarlo a “sentirsi” tramite tocchi e sfioramenti… queste azioni passano significati emotivi molto potenti. Ci sono e ci sei, ti sento, ti aiuto a sentirti, ti trasmetto con le mie mani il mio amore o il mio risentimento, ti apro la porta al mio mondo interno e contemporaneamente ti metto in contatto con il tuo, a partire dal corpo.
Nei primi tre anni c’è la funzione filtro: la mamma è la finestra, è il canale entro cui passa il mondo che arriva al bambino, un mondo filtrato dalle capacità della madre di sintonizzarsi sulla frequenza del suo bambino e di comunicargli contenuti da lui assimilabili. La reverie materna è quella funzione grazie alla quale una mamma si accorge del momento che sta vivendo il figlio e glielo traduce, offrendogli un significato, una spiegazione o una sintonizzazione emotiva su ciò che sta accadendo. Anche qui, la sensibilità e l’abilità della madre fanno la differenza e hanno influenza diretta su come il bimbo costruisce le proprie competenze.
Nei primi tre anni ci sono emozioni: due genitori in grado di comunicare a livello emotivo – anche tra di loro -, capaci di riconoscere gli stati d’animo e di leggerci attraverso, sapienti al punto da distinguere ciò che appartiene a loro stessi e alle loro storie personali da ciò che proviene dal bambino… contribuiranno a gettare buone basi per una solida competenza emotiva, ponte verso l’esplorazione del mondo da parte del bambino.

Nei primi tre anni c’è il bagaglio psichico che ognuno di noi si porta nel mondo: arrivati a questa età, i bambini sentono l’esigenza – prima di tutto squisitamente fisica, con il muovere i primi passi – di allontanarsi da ciò che è conosciuto e familiare per andare ad abbracciare e incontrare ciò che è nuovo, da scoprire. L’atteggiamento con cui ogni bimbo esplora è figlio di ciò che ha ricevuto e sperimentato nei primi anni di vita, in accordo o in compensazione al suo temperamento.

Qui sta la lungimiranza del genitore: saper lavorare su di sè per aiutare il proprio figlio, permettendogli di essere il più libero e il più competente possibile, offrendogli una buona base di appoggio e un buon modello attraverso il proprio esempio.

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