Essere genitori

Natale 2015: sentire e vivere il parto

Natale 2015: sentire e vivere il parto

Mentre la mia famiglia si sveglia, in questa mattina speciale mi vien da pensare che 2015 anni fa, in una capanna con un po’ di fieno, una donna metteva al mondo il suo primogenito esclusivamente con l’aiuto di se stessa e probabilmente di suo marito.

Allora era normale partorire così e fare affidamento su se stesse, senza una speciale preparazione; oggi invece il parto spesso si teme.

 

Di fronte ad un evento così delicato e imponente, solitamente nessuno se la sente di prendere posizione e consigliare le future mamme su come viverlo.

La mamma in attesa quindi cerca informazioni, partecipa a incontri o a corsi preparto, si confronta con chi conosce, ascolta più opinioni e poi fa i conti con se stessa… sentendosi forse un po’ sola davanti a qualcosa percepito come sempre più imminente e inevitabile.

 

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in un articolo di un blog dal titolo molto in sintonia con la mia visione delle cose (Puro contatto, lo trovate qui) e l’ho letto, con stupore devo dire.

Quello che mi è rimasto è il senso delle cose, il senso del tempo, il senso del travaglio, il senso del passaggio lento e graduale, insomma: il senso del dolore – attenuabile e gestibile, poi vedremo come – provato da una donna mentre partorisce.

 

E sono cose che solo lei prova, solo lei si ricorda, solo in lei si costruiscono in quel momento e in quel modo i primi pezzettini dell’identità di mamma: è anche in questo modo che può partire la sintonia con la propria creatura, la sintonia con se stesse in un altro ruolo, l’autostima e il senso di autoefficacia… la ricerca del proprio centro come mamma oltre che come donna.

 

Partorire è un rito, un rito di passaggio che ha molto valore dal punto di vista psicologico.

Si è perso e si è dimenticato un po’ il valore di questo momento, in virtù di paure (ataviche, e per questo da guardare negli occhi) o progressi e comodità moderne (vissute spesso come alternative aprioristiche e salvifiche, e non come importante e decisivo aiuto in caso di effettiva necessità).

 

Ogni stato d’animo è migliorabile o superabile, e perché non partire al meglio che si può? Vivere un momento decisivo nel migliore dei modi e con la giusta preparazione può far la differenza.

Nel caso del parto e ora più che mai, in questo momento storico in cui tutto è messo in dubbio, è necessaria preparazione del corpo e gradualità nell’accompagnamento del proprio bimbo verso la nascita, dualità tra mamma e bimbo che si aiutano a vicenda a farsi forza e si comunicano con amore già in quei momenti… questa ottica può far la differenza: il legame tra mamma e bambino fin dalla pancia. Non si è più da sole, non si è più le sole registe: si è in due e si vive in due quel momento, in una relazione inscindibile (e per questo da preservare il più possibile da alterazioni che ne compromettono la sintonia).

Ogni mamma può sempre scegliere se affidarsi alle modalità naturali di attenuazione del dolore o se ricorrere comunque all’epidurale. L’importante è che diventi una scelta consapevole: se il punto in cui si trova la nostra personalità lo consente, è catartico darsi la possibilità di vivere il dolore, che può diventare simbolo e ricordo permanente di unità, sacralità, magia, autoefficacia, potenza.

E’ tutto un altro modo di arrivare alla propria consapevolezza, alla scoperta delle proprie potenzialità, ad un rapporto speciale e fatto di momenti condivisi con la propria creatura, per vivere in pienezza uno dei momenti più significativi della propria vita.

Nessuno ambisce a soffrire o a star male senza un fine: a mio avviso la sofferenza del parto ha senso, un senso che a volte si capisce dopo, o si capisce se si vedono le cose da fuori.

In generale la sofferenza può essere vissuta come elemento di spinta verso qualcosa d’altro, un modo di guardare oltre (come suggerisce la psicosintesi).

 

Nella vita ho sperimentato che le cose “sofferte” sono poi quelle che danno più soddisfazione.

Questo non vuol dire che sia sempre necessario soffrire per star bene, e può essere che oggi che è Natale io sia più facilmente “romantica”… ma, anche grazie allo spirito di questi giorni di festa, credo fermamente che gli esseri umani abbiano una forza interiore che li guida ed è compito di ciascuno riconoscerla e alimentarla, mettendola a disposizione.

 

Buon Natale e buona genitorialità a tutti!!

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