Sviluppo dei bambini

Lo sguardo dei genitori

Lo sguardo dei genitori

L’arrivo di un fratellino o di una sorellina è un momento bellissimo, tenero e di grande gioia per ogni famiglia. Nello stesso tempo, un frugoletto fa il suo ingresso nel mondo e la mamma e il papà provano di nuovo le emozioni più grandi della loro vita. E chi c’è già? i “già figli” come prendono questo arrivo?

 

Uso il verbo “prendere” apposta, proprio perché è meno poetico: per dire “accogliere”, infatti, bisognerebbe possedere già un certo grado di maturità, che permetta di mantenere e far crescere il pensiero prima dell’avvenimento concreto… ma quando i figli sono vicini, questa maturità da parte del primo figlio spesso non c’è e quindi il più grande si trova a “prendere” l’arrivo del fratello come una cosa che arriva tutta d’un colpo, nonostante i mesi di preannunciata attesa.

Che cosa succede nella testolina del bambino?

Succede che la mamma, ancora così importante per lui, si deve occupare di un esserino sconosciuto che la reclama, e oltretutto ha con lui un’intesa e un’intimità fisica ancora più intensa di quella che il bambino sperimenta verso se stesso, nella sua fase di vita.

Può capitare che i genitori, per forza di cose, chiedano al bambino di fare il grande, di aspettare e di posticipare il soddisfacimento delle sue richieste, in virtù del soddisfacimento di quelle dell’esserino “usurpatore”. Che difficile e che strano! sembra impossibile non esserne almeno un po’ risentiti, intristiti o arrabbiati.

Eppure, il segreto per aiutare questa fase c’è: pensare che il bambino, che magari si incupisce, si impunta, si ribella, si inzucca o fa di tutto per complicare le cose, in fondo in fondo ha tanta paura di venir “sostituito”, “scalzato”, e che tutto quello che prima era dedicato a lui ora lo sia per l’altro bambino.

Tutto passa dallo sguardo dei genitori: a volte – per una serie di circostanze, tra cui l’organizzazione familiare da ristrutturare, i tempi stretti, le difficoltà quotidiane, il carattere di ognuno, le proprie aspettative messe a confronto con la realtà… – capita che questo sguardo sia più tenero e accogliente verso il nuovo nato e contemporaneamente più severo, giudicante e intimidatorio verso il figlio già esistente.
Come si rispecchia questo bambino?
può essere che si viva, di riflesso, come meno accettato, meno capace, meno voluto?

Ci sono degli “escamotage” per vivere al meglio questa fase e per limitare le difficoltà dei più grandi! Per esempio, il contatto fisico può essere aiutato e facilitato dall’utilizzo di supporti portabebè (ergonomici, mi raccomando! come quelli che si possono trovare in Fascioteca La Libellula), che permettono di tenere il piccolo al sicuro con sé e di avere le mani libere per seguire il grande; la conoscenza delle emozioni può essere raccontata attraverso le favole, aiutando il grande a riconoscersi nei personaggi incontrati e nelle storie ascoltate (come per esempio avviene nel mio percorso delle Psico Fiabe); i tempi possono essere gestiti in modo da poter dedicare qualche attenzione esclusiva anche al “già figlio”, a mio parere segno di delicatezza importante, senza per questo escludere il nuovo nato o settorializzare eccessivamente la famiglia.

Raramente si rischia di essere ridondanti o eccessivi nel ricordare e nel far sentire fisicamente il proprio amore verso un figlio: anche insegnandogli limiti e confini – con tutto ciò che questo può comportare – si può passare l’amore infinito che ci lega e che crescerà sempre, a prescindere dal numero di figli che arrivano.

L’uguaglianza sincera secondo me passa dal riconoscimento della diversità e dell’unicità di ciascuno, a cominciare dai propri figli.

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