Essere genitoriSviluppo dei bambini

Gli sculaccioni insegnano?

Gli sculaccioni insegnano?

Stavolta parto direttamente dalla risposta: SI. Certo che insegnano.

Ma la domanda successiva, più importante e capace di far la differenza, è: CHE COSA insegnano?

Ecco, qui sta la risposta che mi sta tanto a cuore.
Picchiare insegna ad aver paura. A farsi sopraffare, dallo stupore, dal dolore, dalla sfiducia, dall’umiliazione. Insegna a tacere, per forza. A smettere ciò che si stava facendo, certo, ma a che prezzo?
Io, bambino, imparo a non far più quella determinata cosa, e come lo imparo? sperimentando una persona più forte di me, la stessa persona che mi ha dato la vita e nella quale io ripongo la fiducia più assoluta, che mi spiazza e usa dei mezzi inaspettati, mezzi che minano quella fiducia e la fanno crollare, mezzi che poi mi viene insegnato a mia volta a non usare…
Che confusione!!!
Picchiare forse non è la scelta più azzeccata… non c’è di mezzo solo lo sfogo momentaneo, ma anche cose più profonde, radicate, costitutive della personalità e del rapporto con l’altro: fiducia, aspettative, gratitudine, paura, consapevolezza emotiva, autostima, umiliazione…
Picchiare insegna a legittimare la violenza, in una maniera sottile, subdolamente penetrante. Perchè picchiare fa star bene, è una cosa insita nel nostro animo, è legata a questa antica legittimazione. Legittima chi lo fa a sentire e dar voce al proprio stato d’animo, ma esprimendolo in un modo sbagliato, che fa più danno che beneficio. Fa danno al bambino (secondo me anche alla persona grande), reca reale beneficio solo all’adulto. Un beneficio effimero, per di più.

“La mamma ti picchia perché così capisci”, “è educativo…”, “me le ha tirate fuori lui/lei”, “l’hai voluto tu!”, “mi ci hai portato tu a questo punto!!”, “le vuoi prendere?”, “guarda che se non la smetti ti sculaccio”… pensiamo bene a ciò che diciamo al nostro bambino. Gli stiamo buttando addosso il peso di una scelta nostra, di una scelta difficile e magari fonte di dissidio interiore.

E’ normale, direi fisiologico, avere sentimenti o emozioni negative verso i propri figli (provare situazioni che ci mettono alla prova è anche fonte di evoluzione personale). La differenza la fa come li gestiamo, quali scelte facciamo. Può essere sano permettersi di dire: “mi fai proprio arrabbiare quando fai così”, “mi sento in questo modo… quando vedo che tu fai/non fai questa cosa”, “Sento tanta voglia di darti uno sculaccione… ma non te lo darò, perché ritengo che non vada bene picchiare gli altri e voglio insegnarti a non farlo”.

Capita di sbagliare da genitori? Si.

E’ giusto riconoscerlo davanti ai figli, se lo pensiamo? Si, soprattutto se lo sbaglio riguarda scelte che vogliamo arrivino davvero a loro. E’ possibile chiedere scusa, e spesso aiuta il momento relazionale, rendendolo più autentico, più vicino all’anima (del genitore e del bambino).

E’ così bello trovare il modo giusto per quel determinato bambino, per quel determinato momento, per quella determinata relazione. Io credo sia uno degli investimenti di tempo più proficui e densi di amore che si possa fare.

Ci sono altri modi. Le botte fanno fare silenzio, le parole invece aiutano a capire.

Quanto serve a noi dare uno sculaccione, uno scapellotto, uno schiaffo? … per lenire il disagio di non riuscire a gestire una situazione, per esasperazione, per inquietudine, per vendetta, per sfogo, per giustificazione, per aspettativa/giudizio sociale… Queste cose danno molto più frutto guardate e gestite in altri modi.
Abbiamo il dovere di far pesare il meno possibile le nostre mancanze sui nostri figli. Abbiamo il dovere di non vivere di rendita o di imitazione, ma di farci delle domande e ascoltare le nostre risposte, per scegliere come essere genitori.

Conoscere le emozioni, saperle distinguere e ascoltare, averci a che fare, saper scegliere come esprimerle, è qualcosa in cui serve “esserci”, serve “conoscersi”, “spendersi”: pazienza e disponibilità, misericordia e amor proprio, fiducia e rispetto.
La consapevolezza emotiva si può imparare anche da bambini, attraverso giochi, fiabe, racconti, improvvisazioni, relazioni familiari… ma la prima fonte di apprendimento (e di imitazione) è il rapporto con i genitori!!!

E un rapporto sano e genuino con le emozioni, se si impara da bambini, rende più facile la vita e le relazioni. Anche da grandi.

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Comments (4)

  • Sono completamente d’accordo!! Bellissimo articolo! Secondo la mia esperienza c’è un problema, però, ed è quello che la maggior parte dei genitori afferma che uno sculaccione “non è picchiare”… Io rispondo chiedendo: “Cosa sarebbe, allora? Se dai lo sculaccione per fare in modo che il bambino non ripeta ciò che ha fatto per paura di averne un altro, è evidente che pensi che sia sgradevole, per il bambino, che sia doloroso. Altrimenti a che serve?” Ma non mi sanno rispondere. Continuano a ripetere che “non fa male” e io continuo a chiedere: “allora a che serve? Se non fa nulla, perché il bambino dovrebbe smettere di fare ciò che fa?” Non ci arrivano… Come fare?

    • Dott.ssa Luisa Belleri says:

      Buongiorno Paola, la ringrazio e mi scuso per la risposta tardiva, mi era scappato il suo commento!

  • Alessia says:

    Mah!… non sono propriamente daccordo. Questo atteggiamento sempre così pacato non è umano! può adottarlo chi non trascorre tanto tempo con i propri figli .. non siamo ridicoli la teoria è la pratica in questo campo fanno a cazzotti !… perché dico .., perché vogliamo a tutti i costi far passare il messaggio che tutto sembra così facile,la gestione continua di uno o più figli non è così … la stanchezza ci pressa le continue richieste i capricci la ripetuta frase detta 1000000 di volte sempre la stessa… chi scrive questi articoli secondo me non ha proprio idea di ciò che scrive facendoci sentire dei genitori pessimi .. con questo non giustifico la sculacciata ma a volte è necessario anche dare degli stop in questo modo … delle volte le parole non fanno effetto… i comportamenti sani non ci omaggiano di nulla … sono una mamma di tre figli … molto contenta di esserlo ma non sono un robot!

    • Dott.ssa Luisa Belleri says:

      Buongiorno Alessia, mi ero persa il suo commento e mi dispiace molto. Oltre che professionista, sono mamma di due bambini molto arzilli e conosco bene la fatica di cui lei parla. A tutti scappano momenti no, sclerate, urlate, mani alzate, atteggiamenti brutti e proprio per questo occorre riconoscersi nella umanità che contraddistingue tutti. Non è mia intenzione, visto che siamo tutti sulla stessa barca, giudicare o far sentire “dei genitori pessimi” come lei scrive. Dentro di noi risuonano tante cose nel nostro passaggio di stato da figli a genitori e secondo me è nostro compito lavorarci su. Questo è il mio intento, sensibilizzare e portare il messaggio che è possibile affinare il sentire ciò che ci succede, lavorare su se stessi e offrire un modello genitoriale che tenga conto dell’identità psichica dei bambini (e dei loro movimenti emotivi in costruzione).
      La ringrazio per essersi soffermata a leggere l’articolo e il mio commento, anche se tardivo.

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